Amare è…desiderio di migliorare

Il desiderio di migliorare è la voglia di sviluppare le nostre buone qualità e ridurre i nostri errori. Per quanto sia naturale, a volte sembra addormentato. E’ comodo avere sempre le stesse abitudini.

Cosa risveglia il desiderio di migliorare? Lo sguardo di chi ci vuole bene, che vede il nostro lato migliore. Questo ci fa desiderare di rispecchiare questa immagine con le nostre azioni. Migliorare è come gettare una pietra nello stagno, come le piccole onde circolari, i suoi effetti si allargano verso coloro che amiamo.

Amare è…pazienza

Essere pazienti vuol dire prendere le cose con calma. Questo permette di sopportare le situazioni senza disperarsi o alterarsi. Per esempio, resistere mezz’ora in coda al supermercato senza arrabbiarsi. La pazienza permette anche di fare le cose che richiedono tempo e lavoro, come ad esempio organizzare un viaggio con tutta la famiglia.

La pazienza ha conseguenze nel tempo? Non su quello che misura l’orologio, ma lo ha sul nostro orologio mentale. Il desiderio che una cosa succeda subito non fa accorciare i minuti. Al contrario, l’impazienza fa allungare ogni secondo, mettendoci di malumore, rendendoci irritabili. Se impariamo a prendere le cose con calma, ciò che desideriamo arriva prima di quanto ci aspettiamo.

Amare è…cortesia

Essere cortese vuol dire cercare e usare le parole, le azioni e i gesti più adatti per evitare di ferire la sensibilità dell’altro. Quando amiamo abbiamo a cuore l’altra persona e cerchiamo, per quanto possibile, di non ferirla. Se ad esempio una persona che amiamo commette un errore, sarà cortese da parte nostra evitare di dirlo apertamente davanti ad altre persone, sottolineando la cosa, e aspettare il momento giusto per parlarne.

La cortesia viene vissuta allo stesso modo da tutti? No. Ciò che sembra cortese ad una persona può risultare offensivo per l’altra. Per questo è importante sapere cosa può ferire le persone che amiamo,

Amare è…collaborazione

Collaborare significa aiutare altre persone a svolgere compiti, facendoli insieme a loro. Significa dividere, fare insieme, prendersi ognuno un pezzo del puzzle per costruirlo insieme.

Che benefici porta la collaborazione? Innanzitutto è un grande rimedio contro la solitudine e la noia. Ti fa sentire utile, ti offre l’opportunità di fare tante cose diverse. Un buon collaboratore è come un supereroe invisibile: non si fa notare, ma senza di lui nulla è possibile.

Amare è…bontà

La bontà è la tendenza naturale degli essere umani a fare in modo che coloro che ci circondano stiano bene e siano felici. Cosi consoliamo qualcuno se soffre, aiutiamo chi ne ha necessità, cerchiamo di fare in modo che l’altro stia bene, mettendo il suo benessere prima del nostro.

E’ solo questo? No. Tutto questo lo si può fare di malavoglia, perché qualcuno pretende che lo facciamo, oppure possiamo provare il desiderio sincero e genuino di farlo. In questo caso, la bontà è annidata in noi. Quindi ogni sforzo per essere buono, in realtà non è una fatica e non ci si aspetta nulla in cambio: si fa per il puro gusto di farlo.

Amare è…perdonare

Perdonare significa scusare qualcuno per aver fatto qualcosa che ci ha ferito. Perdonando rinunciamo a ricambiare il danno subito, ad essere ricompensati per questo danno e a desiderare il castigo per questa persona.

Perdonare è facile? Si, se provi ad essere indulgente. Essere indulgenti significa scusare i comportamenti poco importanti che non ci fanno piacere, mettere in conto che si può sbagliare…

Amare è…trattare bene

Trattare bene gli altri significa rapportarsi a loro con le buone maniere, in qualsiasi circostanza. E’ un qualcosa che si manifesta sia attraverso la parola, sia attraverso gesti e azioni. Ad esempio, quando si chiede a qualcuno di abbassare la voce con una parola gentile anziché gridargli di tacere.

Trattare bene le persone è indispensabile? Si. Essere trattati bene è il minimo che ci si debba aspettare da chi ci ama. C’è chi dice di amarci, ma i loro gesti contraddicono le parole.

Come volete essere trattati? Provate ad elencare mentalmente delle caratteristiche: con gentilezza, cura, empatia, tolleranza…La risposta a questa domanda vi indicherà la strada rispetto al modo in cui potreste “trattare” gli altri, in linea con voi stessi e con ciò che al tempo stesso vi aspettate da loro.

Amare è…tempo

Il tempo è la durata dei fatti e delle situazioni. Come si misura? Con l’orologio, osservando il sole… Il tempo davvero importante, però, non si può misurare. Passa senza che ce ne accorgiamo, perché siamo concentrati su ciò che stiamo facendo.

Questo è il tempo che vale la pena dedicare alle persone che abbiamo, questo è il dono più prezioso. Passare il tempo con una persona vuol dire prendersi cura di lei, farle vedere che siamo disponibili, procurare a lei e a noi stessi un momento piacevole… cosi piacevole da farci perdere la cognizione del tempo.

Amare è…rispetto

Una persona rispettosa tiene in considerazione gli altri, quando si relaziona ad essi o quando cura le cose e gli spazi che anche loro utilizzano. In questo modo mostra rispetto, ascoltando chi parla, avendo cura di ciò che l’altro pensa (anche se è un pensiero diverso dal suo).

E se il rispetto va in una sola direzione? Se fra due persone il rispetto va in un’unica direzione, il rapporto non è equilibrato, Se, invece, è reciproco, il rispetto fa germogliare benessere nell’altro e questo è ciò che si desidera quando si ama davvero.

Bisogna anche capire cosa significa rispetto per l’altra persona, affinché questo ci permetta di familiarizzare con il suo punto di vista e poterlo soddisfare. Per me rispetto può voler dire salutare quando si entra in una stanza, per l’altra persona questo può essere superfluo, ma può tenere al rispetto di un oggetto se me lo cede in prestito, e cosi via. Chiarire cosa intendiamo per rispetto ci aiuta a definire rapporti autentici e ci permette di metterci in discussione per l’equilibrio del rapporto stesso.

Amare è…empatia

Empatia è più del mettersi nei panni dell’altro. È ascoltare le sue ragioni. I famosi consigli “se io fossi in te…” sono molto lontani dall’empatia. Essa esige il dimenticare noi stessi,le nostre capacità, i nostri limiti, i nostri desideri.. bisogna immergersi nell’altro,nella sua realtà.

Davanti al pianto di un neonato, provare empatia significa rendersi conto che non può dare voce a ciò che gli succede e che non sa neanche a cosa sia dovuto il suo malessere.

Come si può sviluppare la propria empatia? Leggendo libro,guardando film, interessandosi al contesto in cui agiscono i personaggi di ogni storia. Giocando. Scambiandosi i ruoli in casa.