La mappa non è il territorio: esercizio

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Il tema di questa settimana è “Riparto da me”. Nell’articolo di ieri abbiamo intrapreso il viaggio: abbiamo compilato la scheda definendo chi è il protagonista della storia, dove sta andando, quali sono i suoi punti di forza e gli eventuali ostacoli che potrà incontrare.

Ma prima di partire è importante riflettere su un punto:

la mappa non è il territorio

Intraprendendo il viaggio ognuno di noi porterà con se la mappa del territorio, che ci servirà per capire dove andare e per orientarci nel nostro viaggio. Ma dobbiamo ricordarci che siamo noi stessi a costruire la nostra mappa del territorio. Non è una mappa giusta o sbagliata, ma è la nostra. E’ importante riflettere sul fatto che la mappa è una nostra rappresentazione del territorio, ma non è una sua riproduzione fedele.

Ho trovato molto divertente l’immagine del rinoceronte, che credo rappresenti appieno questo concetto: egli, nel dipingere su tela il paesaggio che vede, include anche il corno. Perché? Il corno non fa parte del paesaggio. Sicuri? Per lui, invece, il corno ne fa parte! Cosa vedono i suoi occhi, guardando di fronte a lui? Il corno e poi il resto del paesaggio!

Da questo esempio possiamo notare come ognuno di noi può vedere qualcosa di diverso, anche se si guarda lo stesso paesaggio. Ognuno di noi coglie un aspetto in particolare, in modo soggettivo. Guarda attraverso i propri occhiali.

Nell’intraprendere il vostro viaggio portate con voi la consapevolezza che avete una mappa a disposizione, che è la vostra mappa, ma che non è una rappresentazione fedele del territorio. Siate pronti a modificare questa mappa, a cambiarla, in base alle esperienze che fate e alle persone che incontrate nel vostro tragitto.

Posso avere chiaro in mente l’obiettivo, la mia destinazione, ma il viaggio… quello è tutto da scrivere!

Ricordate l’esercizio di ieri? Bene, oggi vi propongo lo stesso schema (in allegato qui sotto). Ma al posto delle domande troverete dei numeri da 0 a 5, dove 0 è il punto in cui siete ora e 5 è la vostra destinazione. Compilate i vari campi, ma seguite queste indicazioni:

  • il punto 0, il mio stato attuale, lo scrivo a penna: ho la certezza di ciò che è
  • il punto 5, la mia destinazione, la scrivo a penna. E’ il mio obiettivo
  • gli altri punti scriveteli a matita. Ipotizzo ciò che sarà, ma ogni cosa può cambiare. Posso ipotizzare in un modo il mio tragitto, ma non è detto che sarà cosi. Potrebbe essere diverso, e devo essere pronta a cambiarlo man mano che mi immergeró nel mio viaggio. Cancello e riscrivo, mentre lo vivo.

Siete pronti?

il viaggio a tappe

Riparto da me. Inizia il viaggio: esercizio

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Il tema di questa settimana è “Riparto da me”. Che cosa significa? Approfittiamo di questo momento di pausa per mettere un punto e ripartire da noi stessi.

Come si fa? Oggi vi propongo un esercizio per mettere le basi a questa nuova partenza. Spesso ci troviamo a cercare l’approvazione degli altri, ma ciò di cui abbiamo veramente bisogno è il nostro rispetto nei confronti di noi stessi.

Accettarsi significa saper incoraggiare, curare ed apprezzare apertamente la persona che ciascuno di noi è. 

Immagina di essere uno scrittore. Devi descrivere la storia di un  personaggio che intraprende un viaggio alla ricerca di qualcosa di molto importante. Lungo il cammino questo personaggio incontrerà ostacoli e aiuti.

Prova a rispondere a ciascuna delle seguenti domande. Ti stai preparando a partire per il tuo viaggio, un viaggio in cui riparti da te. Ma prima di partire devi avere chiaro in mente alcuni aspetti. Sei pronto?

  • Chi è il protagonista della storia? Descrivilo brevemente
  • Che cosa cerca e perché? Come mai si mette in viaggio?
  • In quali luoghi si svolgerà il viaggio?
  • Quali ostacoli cercheranno di distoglierlo dalla sua missione?
  • Quali aiuti, invece, gli saranno dati e sotto quale forma?
  • Come si concluderà la storia?

Ho preparato un file che puoi stampare e compilare. Prima di partire devi capire chi sei, dove stai andando, quali ostacoli ed aiuti incontrerai e dove ti porterà questo viaggio.

il viaggio a tappe 2

Una volta chiariti questi punti puoi prepararti a partire.

Nei prossimi articoli vedremo alcuni strumenti che potrai portare nel tuo viaggio e che potrebbero risultare utili.

Sei pronto? Si parte!

Bambini e autostima: 3 messaggi da trasmettere per aumentarla

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Possiamo definire l’autostima come la stima che facciamo di noi stessi, l’attribuire un valore a noi stessi e alle nostre azioni. Esiste una predisposizione di base all’autostima (una base temperamentale), ma su di essa influiscono anche lo stile di attaccamento (la qualità del legame che abbiamo con le figure di riferimento) e i condizionamenti delle esperienze che viviamo (ciò che ci succede). 

Bambini con bassa autostima possono presentare una serie di comportamenti:

  • capricci ripetuti
  • scarsa autonomia (ad esempio nei compiti)
  • comportamenti oppositivi
  • richieste di rassicurazione
  • evitamento di alcune situazioni

Vediamo come si può lavorare sull’autostima:

  • L’autostima si può mostrare. Se vuoi che tuo figlio abbia una buona stima di se, devi avere tu stesso una buona autostima e devi esprimerla. Se in questo campo sei un po carente trasformati in un attore e prova a comportarti come si comporterebbe una persona con una buona stima di se. I bambini apprendono primariamente attraverso l’imitazione
  • Il genitore può insegnare l’autostima al bambino attraverso messaggi di apprezzamento, attraverso le parole. E’ importante cercare di non avere un atteggiamento giudicante: se mi abituo a giudicare gli altri, giudicherò anche me stesso. Se il bambino fa qualcosa di sbagliato, giudicate il suo gesto, non la sua persona. Le parole sono importanti ed hanno un peso: è diverso dire “questo esercizio è confuso e poco preciso” piuttosto che dire “sei un disastro, fai sempre confusione!”. Il “sei” ed il “sempre” sono gravi giudizi che entrano a far parte di come il bambino percepisce se stesso, attraverso l’immagine di se che gli altri gli rimandano
  • Sottolineate i punti di forza del bambino. Un bambino con bassa autostima tenderà a credere di non essere bravo in nulla, facendo di tutta un erba un fascio. Fate emergere i suoi punti di forza: sei capace in quel videogioco, in quella materia, a fare quella cosa. Se non va molto bene a scuola tenderà a pensare di non essere bravo in nessuna materia: sottolineate, invece, le materie in cui riesce meglio

3 messaggi da trasmettere:

  1. apprezzamento. Complimenti, “sono felice che tu sia qui”, “sono sicuro che ti impegnerai” (non focalizzarti sul risultato, non dire “sono sicuro che ce la farai”, ma “sono sicuro che ti impegnerai”)
  2. supporto. Accogliere il bambino, al di la del perché. Ti accolgo indipendentemente, poi mi dirai cosa è successo. Accogliere ed incoraggiare i momenti di insicurezza. Di fronte a “questo esercizio non lo so fare” dire “non lo sai ancora fare. Adesso mi siedo qui vicino a te e lo vediamo insieme”
  3. evitare. Non offrire aiuto se non è richiesto, attenzione alle aspettative e alle richieste troppo elevate nei confronti dei bambini. Non rimproverare nelle difficoltà: nessuno di noi è un super eroe senza paure e preoccupazioni; semmai, aiutiamoli ad affrontarle e mostriamogli come potrebbe fare o invitiamolo a riflettere su cosa potrebbe fare e a ricercare possibili alternative di azione.

Il coronavirus spiegato ai bambini dai bambini: un simpatico video

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Casualmente mi è capitato di vedere in rete questo simpatico video: il coronavirus spiegato ai bambini dai bambini. Un modo simpatico e diretto per spiegare, con semplici parole, cos’è il coronavirus e cosa possono fare i bambini per contrastarlo.

Può essere difficile trovare le parole adatte, rispondere alle domande dirette dei bambini, o anche far si che i bambini facciano domande specifiche a cui possiamo in qualche modo rispondere.

Oggi vi propongo questo video, che potete vedere insieme ai vostri bambini. E’ simpatico e divertente, ma affronta  punti salienti. Potrebbe essere uno spunto per sollecitare alcune domande da parte dei bambini. Non preoccupatevi del fatto di non saper rispondere: la cosa importante è far emergere i loro dubbi e le loro perplessità. Siate sinceri, onesti, tranquilli. Rispondete ciò che sapete, documentatevi su ciò che non sapete, ma soprattutto comunicate le vostre emozioni di fronte ad eventuali paure o stanchezza del bambino. Ma quando finirà tutto questo? Quando potrò tornare al parco, a scuola, rivedere i nonni? Accogliete le loro domande e le loro emozioni. Dopodichè focalizzate la vostra e la loro attenzione su ciò che si può fare:

  1. guardate insieme il video
  2. se emergono domande da parte dei bambini, accoglietele e rispondete come vi sentite. Se non emergono va bene cosi, al termine del video provate a chiedere: vuoi domandarmi qualcosa? Del tipo io ci sono se vuoi saperne di pi
  3. accogliete le emozioni: rabbia, tristezza, gioia, tutto va bene!
  4. portate l’attenzione su cosa voi potete fare per sconfiggere il virus: non uscire, lavare le mani, occupare il tempo a casa.

Spero che questo possa essere, per voi genitori, uno spunto per la condivisione e il dialogo.

3 suggerimenti per mangiare in modo consapevole

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La mindful eating è l’alimentazione consapevole. In questi giorni in cui siamo a casa può risultare difficile gestire l’alimentazione: si ha più tempo a disposizione per mangiare e cucinare, e le nostre abitudini alimentari potrebbero subire delle variazioni, che andranno ad incidere su ciò che mangiamo e su come mangiamo.

Mangiare consapevolmente significa portare attenzione all’atto del mangiare, utilizzando i cinque sensi, affinché il mangiare non diventi un atto automatico, ma un momento vissuto, consapevole e gratificante.

Vediamo, di seguito, 3 suggerimenti per aiutarvi ad essere mangiatori consapevoli:

  1. organizza il tempo da dedicare al tuo pasto. Mangiamo di fretta, mentre facciamo altro (guardando la tv, lavorando, guidando). Il primo passo è far si che il tempo del pasto sia un tempo dedicato e non ricavato tra una cosa e l’altra. Mangio e mangio solamente: via le interferenze e le distrazioni
  2. organizza il tuo pasto e la tua spesa. E’ importante avere chiaro in mente cosa mangiare,  adesso che ci troviamo a consumare in casa tutti i pasti, cosi come quando mangiamo fuori e dobbiamo pensare a cosa portarci per il pasto fuori casa. Il pasto non può essere: apro il frigo e prendo la prima cosa che trovo. Scelgo consapevolmente e con attenzione cosa mangiare, e questo inizia già dal momento della spesa.
  3. presta attenzione a come si sente il tuo corpo. Il corpo ci invia continuamente messaggi, ma se non li ascoltiamo smetterà di farlo. Mentre mangi prova a fermarti e ad ascoltare il tuo corpo. Prima di iniziare a mangiare: come sto? Quanta fame ho da 1 a 10? Mentre mangio mi fermo, prima ancora di aver finito ciò che ho nel piatto: ne voglio ancora? Basta cosi? Dopo che ho finito di mangiare, come mi sento? C’è una differenza tra il sentirsi sazi, pieni o troppo pieni. Se sono pieno o troppo pieno significa che ho ignorato i segnali del mio corpo che mi comunicavano che ero sazio, e sono andato oltre.

Si può imparare a mangiare consapevolmente. Se vuoi saperne di più sul percorso di mindful eating contattami. Rivoluziona il tuo modo di mangiare, entra in contatto con il tuo corpo ed i suoi bisogni e liberati dai sensi di colpa. 

Bambini e quarantena: suggerimenti per i genitori

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Si parlava di chiusura delle scuole, poi è diventato una cosa reale. Una settimana, due…fino ad arrivare a due mesi! Come comportarsi con i bambini?

Ecco alcuni suggerimenti:

  • favorite il dialogo emotivo:si pensa di proteggere i bambini non dicendo loro come stiamo, ma loro lo avvertono, sentono le emozioni degli adulti. Prendiamo, allora, l’abitudine a parlare di come si sta (sia adulti che bambini). Durante la cena, ad esempio, si potrebbe approfittare del tempo insieme per chiedersi, a vicenda: come stai? I bambini sentono, comprendono, ma non sanno spiegarsi, non sanno capire cosa ha provocato quelle reazioni, emozioni, comportamenti. Lo fanno nel gioco. Dedichiamo un tempo al chiederci come si sta, a dialogare con le emozioni e a condividerle.
  • è importante dividersi i compiti. I genitori dovrebbero condividere la responsabilità della casa e della gestione dei bambini, per non sovraccaricarsi. Ma si possono coinvolgere i bambini stessi nei compiti quotidiani: rifare il letto, apparecchiare, cucinare, mettere a posto i giochi (naturalmente in base all’età). La parola d’ordine è collaborare, perchè si è tutti sulla stessa barca ed è giusto che ognuno faccia il suo.
  • creatività. I genitori spesso hanno paura della noia dei bambini, mentre questa li aiuta a creare. Ti stai annoiando? Cosa potresti fare, come potresti utilizzare questo tempo? Inventare un gioco, cucinare insieme qualcosa, vedere un film sciocco. Limitate l’invadenza dei media e fate si che i vostri figli diano sfogo alla creatività.
  • progettare. Cosa vorresti fare finita la quarantena? Anche questo potrebbe diventare un momento di scambio familiare, in cui ognuno può dare voce ai propri desideri e confrontarsi su questi.
  • rassicurare. Con gesti e con parole. “Non possiamo vedere nonna oggi, ma la rivedremo presto”.
  • non sollecitare le domande dei bambini in modo inquisitorio, ma essere pronti a rispondere alle domande che partono da loro. Come ti senti? Io mi sento cosi.
  • spiegare il presente partendo dal passato. Ad esempio “oggi siamo a casa perchè alcune persone sono malate, ti ricordi quando tuo fratello aveva la varicella e tu non potevi stare con lui? Gli esempi pratici, riferiti alla sua vita, lo aiutano a capire meglio.
  • orientare il pensiero su ciò che si può fare: precauzione nel lavarsi le mani (insegnare al bambino come lavare le mani in modo accurato, ad esempio lavandole mentre si canta la canzone happy birthday to you), usare la mascherina (volendo la si può anche personalizzare), avere pazienza  (spesso di chiede ai bambini di avere pazienza e aspettare il proprio turno: anche ora bisogna aspettare il proprio turno prima di poter uscire e rivedere gli amici).

 

Come gestire lo stress

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Possiamo immaginare lo stress come una curva: il punto centrale, equilibrato, sono le buone prestazioni a giusto costo, a sinistra abbiamo basse prestazioni a basso costo e a destra cattive prestazioni ad alto costo. Quando lo stress aumenta le prestazioni diminuiscono.

Ma cosa determina l’aumentare dello stress? C’è un equilibrio tra le richieste (quelle che provengono dall’esterno, ma anche quelle interne, che faccio a me 

thumbnail (4)stesso) e le risorse (quelle che ricevo dall’esterno in termini di aiuto, ma anche quelle interne che penso di avere). Quando la bilancia pende in modo preponderante verso le richieste (esterne o interne che siano) lo stress aumenta: le risorse (interne o esterne) non riescono a reggere il peso delle richieste.

Lo stress causa vari disturbi:

  • sintomi cognitivi: difficoltà di concentrazione, di memorizzazione, confusione, indecisione
  • sintomi emotivi: tensione, ansia, umore depresso, insicurezza
  • sintomi comportamentali: ricorso a sostanze tranquillanti, reazioni aggressive, problemi alimentari.

Cosa possiamo fare per riequilibrare la bilancia?

Avere cura di noi stessi. Se le richieste esterne sono troppe,e le risorse vengono a mancare, significa che la bilancia pende solo da una parte. Per riportarla in equilibrio bisognerà aggiungere qualcosa alle risorse.

  • prevedi pause e riposo: “Riposati. Un campo che è rimasto in riposo fornisce un abbondante raccolto” Ovidio
  • apri la tua mente: quando sei stressato da qualcosa in particolare, parla di altro. Ricorda momenti piacevoli, progetta esperienze nuove.
  • condivisione e confronto. Passa del tempo con le persone che ami: una parola, un abbraccio, sono quella risorsa esterna di cui puoi aver bisogno. Se ne senti la necessità contatta uno specialista che possa aiutarti a superare il momento
  • respira! Sembra strano, ma nel momento di stress anche il respiro ne risente. Uno dei modi pi rapidi ed efficaci per gestire lo stress e mantenersi lucidi è respirare, per riconnettersi con se stessi .

 

Il sonno e la sua importanza: 5 cose da fare per favorirlo

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Il sonno è un bisogno universale ed un imperativo biologico. Dalla ricerca di due psichiatri italiani, Chiara Cirelli e Giulio Tononi, è emerso come il sonno sia il prezzo che paghiamo per avere cervelli adattabili e capaci di apprendere continuamente informazioni nuove.

La mancanza di sonno porta a gravi conseguenze:

  • aumento del rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche e psichiche
  • minore capacità produttiva

Il sonno non è solo un piacere, come alcuni pensano, ma una necessità per il corpo e la mente di ricaricarsi.

Vediamo alcuni suggerimenti per favorire il giusto sonno, affinché ci si possa sentire ricaricati e in forma:

  1. Allontana le tensioni e impara a rilassarti. Ognuno di noi ha un proprio modo di rilassarsi: leggere un libro, fare esercizi di rilassamento fisico, meditazione, ecc. Lo scopo è quello di allontanare le tensioni. Prima di andare a dormire prendi carta e penna e scrivi le preoccupazioni relative alla giornata che si sta concludendo. Poi chiudi il foglio, lo rileggerai la mattina seguente a mente fresca. Lascia andare le preoccupazioni e non le portare a letto: condizioneranno il tuo sonno
  2. Mantieni uno schema di risveglio costante. Cerca di svegliarti alla stessa ora, sia nei giorni feriali che festivi: questa costanza aiuta a regolare l’orologio biologico interno e a sincronizzarlo sul ritmo sonno-veglia
  3. Evita i sonnellini diurni. Per chi ha problemi di insonnia il pisolino  pomeridiano risulta dannoso in quanto desincronizza il naturale ritmo sonno-veglia interferendo con il sonno notturno
  4. Evita cibi e sostanze eccitanti. Mantieni una giusta alimentazione e prediligi cibi facilmente digeribili, limitando le porzioni. Evita il “carico” serale e porziona le dosi distribuendole nel corso della giornata
  5. Attenzione all’esercizio fisico. Mantenere una temperatura corporea bassa favorisce la propensione al sonno. Un’intensa attività fisica prima di andare a dormire crea un aumento della temperatura corporea che non favorisce il sonno. Presta attenzione all’orario in cui fai attività fisica, e prima di andare a dormire privilegia attività più tranquille e meno eccitanti.

Queste sono delle semplici indicazioni che possono risultare utili per chi ha problemi di insonnia. Se il problema persiste ed incide sulla normale attività quotidiana della persona è consigliabile consultare un professionista per attuare il giusto intervento e risolvere il problema.

Il sonno è importante, impariamo a prenderci cura di lui e, di conseguenza, di noi stessi.

Contrastare la paura: un esercizio da fare soli, in coppia o in famiglia

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Paura, incertezza, fragilità, instabilità…chi più ne ha più ne metta! Queste sono le emozioni predominanti in questo momento.

Come si può contrastare la paura? Cosa possiamo fare?

La paura si riduce quando si sa cosa fare, come reagire. E’ un po’ come cambiare occhiali: se uso sempre lo stesso tipo di occhiale, senza controllare periodicamente la vista, rischierò di credere di vedere bene quando in realtà non è cosi. La mia vista si abituerà a quel tipo di occhiale, quando invece avrei bisogno di cambiarlo. Ecco, di fronte alla paure proviamo a cambiare occhiale: questo ci permetterà di vedere altro, e di vedere meglio!

Oggi vi propongo un esercizio, preso in prestito da Martin Seligman , psicologo e saggista statunitense, considerato il fondatore della psicologia positiva. L’esercizio consiste, a fine giornata, nel mettersi seduti:

  • da soli
  • con il partner
  • con tutta la famiglia (coinvolgendo anche i figli, di qualsiasi età!)

e rispondere a questa semplice domanda:

quali sono le 3 cose per cui sono grato, oggi?

Tre “benedizioni” come le chiama Seligman, tre cose buone che ci sono accadute durante il giorno. Se fate questo esercizio con i vostri figli, potreste cominciare voi per dare l’esempio. Può essere qualsiasi cosa, anche piccola, purché sia una cosa per cui siete grati.

  • “sono grato perché il mio gatto, a cui tengo molto, è in salute”
  • “sono grata alla mia vicina per avermi portato una fetta di ciambellone per merenda e per averlo condiviso con me”
  • “sono grato di avere un lavoro ed uno stipendio”
  • “sono grata alla lezione di yoga perché mi fa sentire bene”
  • “sono grato a mia moglie che prepara pranzo e cena tutti i giorni”
  • “sono grato perché oggi ho fatto tutti i compiti”
  • “sono grato per aver fatto la videochiamata con i miei amici”

Può essere qualsiasi cosa, una cosa che vi rende felici, per cui essere grati, qualcosa di buono successa durante la giornata: a voi, o anche ad altri vicino a voi (“sono grato perché mia moglie non ha pi la febbre, ecc).

Questo piccolo esercizio, molto utile per ognuno di voi, acquista un valore aggiunto se condiviso con gli altri: partner, amici, figli, o la famiglia riunita durante la cena o in un momento dedicato. Può rappresentare un appuntamento in videochiamata con qualcuno, o un momento personale che voglio dedicarmi a fine giornata.

A cosa serve questo esercizio? Ci aiuta a dirigere l’attenzione, a focalizzarci su ciò che c’è di positivo, ad aumentare il senso di autoefficacia (la consapevolezza di essere capace di dominare specifiche attività, situazioni o aspetti del proprio funzionamento psicologico o sociale. In poche parole, quanto ci sentiamo in grado di fare e di riuscire). Fare questo esercizio a fine giornata ci rende più attenti, man mano che lo facciamo, a cogliere ciò di cui essere grato nel corso della giornata.

Sei pronto? Oggi sono grato a…

Aiutare il corpo per aiutare la mente: meditazione

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Ormai è risaputo: mente e corpo sono collegati e si influenzano a vicenda. Nel passato si tendeva a pensare che fossero due entità distinte e separate, ma non è cosi. Partendo da questo presupposto possiamo influenzare i nostri pensieri in base a come sta il nostro corpo, e viceversa: attraverso i pensieri possiamo condizionare le sensazioni del nostro corpo. 

Oggi vi guiderò in una pratica di meditazione che si chiama body scan: una lenta e precisa attenzione ad ogni parte del corpo. Durante la meditazione si sposta l’attenzione attraverso tutte le zone del corpo focalizzandosi sulle sensazioni che arrivano alla nostra consapevolezza. Questa pratica aiuta ad entrare in contatto con le sensazioni che provengono dal nostro corpo e ci permette di notare come le sensazioni fisiche che sperimentiamo siano legate alle emozioni.Coltivando la capacità di notare tutte le sensazioni che sperimentiamo impareremo a rimanere più presenti, consapevoli e sintonizzati con il nostro corpo.

Questa pratica aiuta a:

  • dare un nome a ciò che sentiamo,
  • darci un’alternativa ai pensieri incessanti della mente (invece di sentire i pensieri, portiamo l’attenzione al linguaggio del corpo)
  • coltivare la capacità di essere invece del fare.

E’ un esercizio di scansione del corpo. Il body scan non può andar male, ma il nostro giudizio si! Sto facendo bene, sto facendo male, dovrei sentirmi cosi, ecc. Mettiamo da parte qualsiasi pensiero, qualsiasi giudizio. Portiamo le nostre energie e la nostra attenzione al corpo: esploriamolo con gli occhi dei bambini, senza pregiudizi, come se fosse la prima volta che lo scopriamo. Entriamo in un’ottica di curiosità, ascoltiamo il corpo e ciò che vuole comunicarci. Impariamo ad accettarlo e ad amarlo: in fondo, senza di lui, non andremmo da nessuna parte.

Per il body scan vi consiglio di prendere un tappetino o un asciugamano e sdraiarvi a terra. Gambe leggermente divaricate, braccia lungo il corpo con i palmi rivolti verso l’alto. Questa posizione permette ad entrare in contatto con noi stessi,  sentire il peso del corpo a contatto con il pavimento e  percepire meglio le diverse parti del corpo.

Quindi via i giudizi, i pensieri, i preconcetti. Preparati a questa esplorazione e scansione del corpo e vedi cosa emerge.

Buona meditazione.